AGRIGENTO ROMANA

Caduta definitivamente  nelle mani del generale Valerio Levino nel 210 a.c., Agrigentum (come ormai era chiamata dai Romani), divenne civitas decumana, cioè tenuta a dare ogni anno a Roma la decima parte dei suo raccolto agricolo, e fu ripopolata con coloni provenienti da altre parti dell’isola.

La pax romana fece rifiorire la città e anche il territorio agrigentino con la sua produzione cerealicola contribuì a fare della Sicilia “il granaio di Roma”.

La concentrazione di masse di schiavi che nella quasi totalità erano di lingua greca e quindi potevano facilmente comunicare tra di loro e le loro condizioni di vita nei latifundia causarono la rivolta degli schiavi guidati da Euno. Anche Agrigento fu interessata. Nel corso della prima guerra servile (139-132), Agrigentum viene saccheggiata da 5000 schiavi guidati da Cleone e subisce devastazioni anche nel corso della seconda guerra servile (104- 99 ).

Fu vittima delle malversazioni e delle vessazioni del pretore Verre (dal 73 al 71 a.C.) che rubò una statua di Apollo dal Tempio di Asclepio ma non riuscì ad impadronirsi della statua di Ercole nel tempio dedicato a questo dio non lontano dal foro della città per la reazione unanime dei cittadini.

Dopo le guerre civili tra i triunviri romani e la battaglia di Azio (31 a.C.), l’epoca imperiale coincide per Agrigento con un nuovo periodo di splendore assicurato dai commerci dell’emporio.

 

Tombée définitivement dans les mains du général Valerio Levino en 210 a.c., Agrigentum (ainsi  appelée par les Romains), est devenue civitas decumana, c’est-à-dire que chaque année la ville  était obligée de donner à Rome la dixième partie de la récolte agricole, et  elle  a été repeuplée par des colons provenant d’autres zones  de l’île.

La Pax Romana fit refleurir Agrigente grâce à sa production de céréales et contribua à faire de la Sicile “le grenier à blé de Rome.”

La concentration des masses d’esclaves presque tous grecs  pouvant facilement communiquer entre eux et les pénibles  conditions de vie dans les latifundia provoquèrent la révolte des esclaves dirigée par Euno.  Agrigente en fut elle-aussi touchée. Pendant la Première Guerre Servile (139-132), Agrigentum fut pillée par 5000 esclaves dirigés par Cléon et souffra également de  dévastations pendant la Seconde Guerre Servile (104- 99).

Elle fut victime de malversations  et de harcèlements  de  la part du préteur Verrès (73-71 a.c.) qui  vola une statue d’Apollon du temple d’Asclépios, mais ne réussit pas  en faire autant  avec la statue d’Hercule dans le temple dédié à ce dieu, non loin du centre de la ville à cause de la réaction unanime des citoyens.

Après les guerres civiles entre le triumvirat romain et la bataille d’Actium (31 a.c.), l’époque impériale coïncide pour Agrigente avec une nouvelle période de splendeur garanti par le commerce de l’emporium.

 

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